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Il Regno delle due Sicilie

IL REGNO DELLE DUE SICILIE: UNA STORIA CONTROVERSA

L'Inno Nazionale

Storia

La dinastia dei Borbone di Napoli e delle due Sicilie regnò sull’Italia Meridionale dal 1734 al 1861.

LE ORIGINI

Aut: (realcasadiborbone.it)

Si è soliti considerare Carlo il primo Re di Napoli della dinastia borbonica, ed in effetti egli è sicuramente il grande restauratore del Regno. Ma in realtà, come abbiamo visto in precedenza, il primo sovrano della dinastia a regnare nel Meridione italiano fu suo padre Filippo V nel momento in cui assurse al Trono di Madrid nel 1700. Durante le vicende della lunga Guerra di Successione Spagnola accadde poi che Filippo, pur vincitore della guerra e quindi sovrano effettivo di Spagna, perdette nel 1707 il vicereame di Napoli e Sicilia a favore degli Asburgo d’Austria, che lo manterranno fino al 1734, anno in cui Carlo di Borbone, figlio di Filippo V e della sua seconda moglie Elisabetta Farnese, conquistò, con l’appoggio diplomatico della madre, il vicereame napoletano divenendone sovrano a tutti gli effetti, e, assumendo il titolo di Carlo Re di Napoli, ripristinando l’autonomia del Regno di Napoli, facendone una nazione indipendente e sovrana.

Il giglio è il simbolo della famiglia Borbone

LA REPUBBLICA NAPOLETANA

Aut: (treccani.it)

I fatti che portarono alla proclamazione della Repubblica napoletana n. (22 genn. 1799) si iscrivono nel contesto della campagna napoleonica in Italia e dell’entusiasmo che essa generò negli ambienti democratici della penisola, che portò alle repubbliche giacobine che si costituirono tra il 1797 e il 1799 nell’Italia centrosettentrionale e a Roma. All’origine degli eventi napoletani è da porre l’occupazione francese di Roma (1798). A essa reagirono i Borbone di Napoli: la corte di Napoli stipulò nel 1798 un’alleanza con l’Austria e il generale austriaco K. von Mack, giunto nella capitale su richiesta di Ferdinando IV, varcò con le truppe borboniche il confine del regno il 23 nov. 1798 e già il 27 era nell’Urbe, dove due giorni più tardi arrivò il re di Napoli. Ma i francesi ripresero presto l’iniziativa e a metà di dicembre erano di nuovo padroni di Roma. Il rovescio militare seminò il panico tra i Borbone; il 21 dic. il re fuggì dalla città a bordo di una nave inglese che lo avrebbe portato in Sicilia. A Napoli rimasero un esercito sconfitto e un vicario del re di scarse capacità, il principe F. Pignatelli. Fin dai primi anni Novanta del Settecento a Napoli erano attivi circoli democratici d’ispirazione giacobina e rivoluzionaria; d’intesa con questi elementi il generale francese J.-E. Championnet preparò il colpo di mano per impadronirsi di Castel Sant’Elmo e facilitare così l’ingresso delle sue truppe in città. L’11 genn., alla notizia della tregua stipulata da Pignatelli con i francesi, le bande di popolani che dopo la fuga del re controllavano di fatto la città insorsero inneggiando alla santa fede e a s. Gennaro, e giurando morte ai giacobini. Ma Championnet non si fece intimidire; assicuratosi il controllo di Castel Sant’Elmo, dove i patrioti erano penetrati il 20 genn., dagli spalti della fortezza cannoneggiò la città. Il prezzo della repressione fu altissimo: 3000 popolani rimasero uccisi. Il 23 i francesi ebbero il controllo della città, il 24 riconobbero la Repubblica e ne accettarono il governo provvisorio. A capo della giunta rivoluzionaria era la componente più scelta dell’intellighenzia meridionale. La Costituzione fu elaborata da Mario Pagano; del governo provvisorio fecero parte, tra gli altri, V. Russo, C. Lauberg, G.M. Galanti, M. Delfico. Tra i suoi primi atti vi fu l’abolizione dei fedecommessi e delle primogeniture, mentre il problema della proprietà feudale rimase largamente inevaso. La Repubblica napoletana ebbe vita breve e si dibatté tra difficoltà finanziarie e focolai insurrezionali. Il cardinale F. Ruffo, organizzata in Calabria un’armata popolare, detta della Santa Fede, diffuse i focolai dell’insurrezione antifrancese in tutta la Repubblica. Gli inglesi, da parte loro, tentarono un’offensiva dal mare, occupando per breve tempo l’isola di Procida. In apr., il peggioramento della situazione militare nell’Italia settentrionale in seguito all’offensiva austro-russa costrinse i francesi a disimpegnarsi dalle regioni meridionali. I patrioti napoletani rimasero soli a fronteggiare le forze nemiche e il 13 giugno l’armata sanfedista si impossessò nuovamente della città, mettendo fine al governo repubblicano. La repressione fu durissima: tra le vittime Eleonora Pimentel Fonseca (1752-99).

LA DOMINAZIONE NAPOLEONICA

A presto…

LA NASCITA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

A presto…

LE RIFORME

A presto…

L’ECONOMIA

Nel 1860 la situazione del Regno delle Due Sicilie, confrontata agli altri Stati della penisola, era la seguente, considerando la ricchezza e il numero dei suoi abitanti:

  • Le tasse erano inferiori a quelle degli altri Stati.
  • I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e, nel loro insieme, superavano i beni, della stessa natura, posseduti dagli altri Stati.
  • Il debito pubblico, molto piccolo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.
  • Il numero dei dipendenti secondo il numero di pensioni nel 1860, era la metà di quello in Toscana e quasi la metà di quello del Regno di Sardegna.
  • La quantità di moneta metallica circolante nel Regno delle due Sicilie, ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato unitario, era in totale il doppio quella di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme.

Francesco Saverio Nitti, Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, nel suo libro “Nord e Sud” scrisse che, al momento dell’introduzione della lira, dal Regno delle Due Sicilie furono ritirate 443,3 milioni in monete diverse conio , di cui 424 milioni erano monete d’argento, pari al 65,7% di tutte le monete circolanti nella penisola italiana.

Ducato d’oro delle due Sicilie. La moneta del Regno era esclusivamente di natura metallica: oro, argento e rame.

La ricchezza di ogni Regno italiano prima dell’Unità

I PRIMATI DEL REGNO

A presto…

La Ferdinando I, la prima nave a vapore del Mediterraneo.

Voluto da re Carlo di Borbone, è il piu imitato ed anche il piu antico teatro al mondo (attivo sin dal 1737). Rivoluzionò l’architettura teatrale mondiale introducendo la forma a ferro di cavallo e le balconate. Ogni teatro al mondo con questa forma è ispirato al San Carlo, anche, ad esempio, la Scala di Milano, il teatro di corte in Versailles, o l’Opera Royale di Parigi.

LA CONQUISTA NEL 1860

A presto…

La penisola italiana prima dell’unificazione del 1861. Si notino i vari Stati.

La "vera" storia dell'Unità d'italia

La storia del Regno delle Due Sicilie come la conosciamo oggi, è strettamente dovuta alla storiografia post unità d’Italia, vi si narrano due storie totalmente contraddittorie, una ufficiale e l’altra raccontata oggi da sempre piu studiosi.

TESI UFFICIALE

Secondo la storia ufficiale scritta sui libri di storia scolastici, questo Regno era culturalmente ed economicamente sottosviluppato ed arretrato, e governato in modo prevaricatore dai Borbone. Sui vecchi libri non è raro l’uso di un tono molto ironico e dispregiativo nei riguardi dei Borbone, e su molti dizionari anche attuali la parola borbonico ha significato di retrogrado, arretrato. La storia dell’unificazione(semplificando) racconta che Garibaldi con i suoi mille uomini girò l’Italia sconfiggendo tutte le dinastie, liberando i popoli dagli oppressori e creando l’Italia unita.

TESI REVISIONISTA

Molti studiosi oggi descrivono questo Regno come la terza potenza economica europea, con Napoli quale capitale della cultura e dell’innovazione europea insieme a Parigi e Londra. Le Due Sicilie furono annesse al Regno della dinastia Savoia dopo essere state invase senza alcuna dichiarazione di guerra. I Savoia, in bancarotta, furono appoggiati dalla massoneria inglese, la quale fornendo uomini, mezzi militari e molto denaro (da usare per corrompere i generali borbonici), li aiutò ad invadere il ricchissimo Regno delle Due Sicilie, che al tempo deteneva il 60% di tutta la ricchezza italiana, ed in moneta d’oro e d’argento non di carta.

  1. L’Inghilterra lo fece in quanto il Regno, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo, ed alla sua grande flotta, si sarebbe avvantaggiato enormemente dall’apertura del nuovo canale di Suez (1869), che consentiva di accedere al sud-est asiatico senza piu circumnavigare l’Africa. Napoli sarebbe divenuta il principale snodo commeciale tra l’Europa e le Indie, territorio di dominio inglese, e l’Inghilterra avrebbe dovuto utilizzare Napoli, territorio rivale, per accedere ai territori asiatici di sua dominio.
  2. I Savoia, invece, lo fecero solo per appropriarsi delle ricchezze ed evitare la bancarotta, ripagando i loro debiti con le banche. Non erano davvero interessati all’Unità, non parlavano neanche la lingua italiana ma il francese.

Generalmente la storia ufficiale non aggiunge nient’altro circa la storia delle Due Sicilie, neanche dal lato culturale.

Evidentemente è una vicenda molto controversa, mai analizzata ufficialmente.

Di seguito l’introduzione alla storia dell’unità d’Italia tipica dei libri di storia scolastici. In questo caso vi è una descrizione delle condizioni economiche generali dei vari Regni italiani pre-unitari. La prima parte parla del nord in generale, la parte evidenziata è dedicata al Regno delle Due Sicilie, il resto descrive il Regno di Sardegna. La parte evidenziata dice:

“. . . Soprattutto nel Mezzogiorno la politica borbonica, espressione degli interessi della grande proprietà latifondista (i cosiddetti baroni), poco o nulla faceva per la modernizzazione dell’agricoltura, e favorire le attività manifatturiere. Basti pensare che nel 1854 solo 700.000 ducati sono stati spesi per opere pubbliche (strade, ferrovie, porti, scali commerciali), mentre le spese militari superarono i 13 milioni. “

Video

Personalità di spicco della cultura e della società avvalorano la tesi revisionista sull’Unità d’Italia, e sulla reputazione del Regno in genere.

Speciale tg1 sul 150° anniversario dall’unità. Rai tv
Eugenio Scalfari: “gli italiani detestano lo stato perchè…” – repubblica tv
Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia
Paolo Mieli: “Italia ha debito storiografico con il sud
Documentario sul Regno

Viaggio nel Regno delle Due Sicilie. – Ulisse, di Alberto Angela. Rai Tv.

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