delegato tedesco firma l'atto della resa di caserta

La Resa di Caserta e la fine del nazi-fascismo in Italia

Il 29 aprile del 1945 nella Reggia di Caserta fu firmata la Resa di Caserta che rappresentò la prima capitolazione dell’esercito tedesco e la fine concreta della guerra e del nazifascismo in Italia ed a breve in Europa.

AUTORE: Nando Astarita e Salvatore Scarfone

La Resa di Caserta

Il 29 Aprile del 1945 la Reggia fu teatro di un evento di straordinaria importanza storica: la Resa Incondizionata delle truppe tedesche in Italia. Grazie ad essa furono risparmiate decine di migliaia di vite umane, danni inimmaginabili al nord industriale ed al nostro patrimonio culturale e, soprattutto, la guerra poté finire molto prima.
Protagonisti principali di tale operazione furono Allen Dulles, agente dello SSO (Servizio Segreto Americano), che sarà poi capo della CIA, ed il generale Karl Wolff, comandante delle SS naziste in Italia, Plenipotenziario Wehrmacht nonché primo sostenitore della resa separata.

Le trattative e l'Operazione Sunrise

Le trattative, che i due condussero in Svizzera, furono lunghe e difficili. Gli ostacoli erano tanti. Tra l’altro, per superare l’opposizione sovietica alla “Sunrise”, il Comando Alleato pretese la resa incondizionata di tutti i combattenti in Italia e perciò anche dei miliziani della RSI. Pertanto, fu imposto a Wolff di ottenere dal Ministro della Difesa della RSI, Rodolfo Graziani, una delega scritta per una capitolazione equivalente a quella tedesca. Solo con mille peripezie Wolff riuscì il 27 Aprile, a Lucerna, a consegnare la delega di Graziani al suo emissario, maggiore Wenner, che subito partì per Caserta, con un aereo da Annecy in Savoia, assieme al colonnello Schweinitz. A questo punto, anche l’URSS accettò la resa e nominò un suo osservatore per la conclusione dell’operazione.

Il giorno delle firma della Resa di Caserta

Il quotidiano Avanti! del 3 Maggio 1945 da notizia della resa incondiziata firmata a Caserta

Così, finalmente il 29 Aprile alle, ore 18, in una delle sale della Reggia di Caserta utilizzate dal Quartier Generale delle Forze Alleate, s’incontrarono le due delegazioni. Separati da un lungo tavolo, da un lato si schierarono i rappresentanti dello stato maggiore del Comando Supremo Alleato nel Mediterraneo col Capo, generale William Duthie Morgan, il suo vice generale Lemnitzer, il generale Airey, responsabile dei servizi d’informazione, l’ammiraglio Packer, capo di stato maggiore della Marina ed il generale Cabell, capo di stato maggiore dell’Aeronautica. Dall’altra parte del tavolo, in abiti civili, i plenipotenziari tedeschi col. Viktor von Schweinitz ed il magg. Eugen Wenner. Era presente, come osservatore, il generale sovietico Aleksei Kislenko.
L’incontro fu breve e senza convenevoli. Ai tedeschi, dopo che ebbero presentato le loro credenziali, fu consegnato l’atto di resa, redatto in inglese e tedesco, da esaminare ed eventualmente accettare entro le ore 21 della stessa sera. E così avvenne. I due tedeschi, entro il termine fissato, accettarono l’atto di resa incondizionata denominato “Instrument of local surrender of German and other forces under the command or control of the German Commander-in-Chief Southwest” che, sottoscritto il giorno dopo, 29 Aprile alle ore 14, stabiliva per le ore 14 del 2 maggio 1945 il cessate il fuoco su tutto il territorio italiano.

Gli accordi della Resa di Caserta in 5 punti:

Video sulla firma della Resa di Caserta

Filmato originale esteso (no audio)

Servizio di un corrispondente NBC dell'epoca (solo audio)

Questa registrazione audio documenta il servizio di un corrispondente della National Broadcasting Company (NBC) sulla firma della resa incondizionata delle forze tedesche in Italia, avvenuta a Caserta il 29 aprile 1945 (la prima resa formale dall’ingresso delle truppe alleate in Europa), nonché la lettura di una dichiarazione rilasciata dal presidente Harry Truman.

Filmato ufficiale delle resa europea della Germania

Questo filmato muto di cronaca giornalistica della Seconda Guerra Mondiale, prodotto da Official Films per il pubblico nazionale, documenta la conclusione del conflitto nel continente europeo. A Times Square, nella città di New York, si svolgono celebrazioni tumultuose l'8 maggio 1945 (30 secondi). Al minuto 1, le forze armate statunitensi si incontrano con l'esercito sovietico sulle sponde del fiume Elba. Nel territorio di Caserta, i militari tedeschi si arrendono massicciamente e i delegati del regime nazista sottoscrivono i trattati di capitolazione (1:30). A Norimberga, luogo storico dei celebri congressi nazionalsocialisti, una svastica simbolica viene ricoperta dalla bandiera statunitense (2:30) e, in seguito, demolita mediante esplosioni controllate (3:00). Al minuto 3:10, il generale Montgomery accoglie alcuni ufficiali tedeschi, tra cui il generale von Friedeburg; costoro presentano una proposta di armistizio, tuttavia Montgomery la rifiuta poiché non comprende la resa anche nei confronti dei sovietici. I tedeschi ritornano successivamente al tavolo negoziale e, dopo 25 ore, sottoscrivono la capitolazione totale (4:30). Al minuto 5:30 si osserva il generale Jodl a Reims mentre sottoscrive nuovamente i documenti di capitolazione, formalizzando ufficialmente la fine della guerra nel territorio europeo. Al minuto 7:40 appare il generale Eisenhower mentre tiene in mano la penna utilizzata per la sottoscrizione della capitolazione. Al minuto 7:55 viene presentata la Germania devastata dal conflitto bellico, con le strutture edilizie ridotte a rovine; Amburgo risulta completamente annientata (8 minuti). Sulle sponde del Reno si osservano 50.000 prigionieri di guerra tedeschi in un'area di concentramento (8:30). Al minuto 8:50, ufficiali delle forze alleate visitano Berlino e la zona adiacente al Reichstag, edificio dove terminò la resistenza germanica. Al minuto 9:20 vengono riprese le strutture della Cancelleria, la Porta di Brandeburgo e l'Hotel Adlon. Al minuto 9:55, il maresciallo Žukov si presenta a Berlino insieme ai capi delle potenze alleate per ratificare la capitolazione con il feldmaresciallo tedesco Keitel; la sottoscrizione in questa fase rappresenta la ratifica ufficiale dei trattati di capitolazione. Al minuto 11:56 compaiono i generali Omar Bradley, Courtney Hodges, Hood Simpson, Alexander Patch, Dwight Eisenhower

Difficoltà fino all'ultimo

Ma le difficoltà non erano finite e fino all’ultimo l’esito dell’operazione restò incerto. Infatti, il generale Wolff, principale artefice e negoziatore della resa, non riusciva a convincere Kesselring, Comandante Supremo di tutte le forze tedesche in Italia, rischiando perfino di essere fucilato per tradimento. Solo l’arrivo della notizia che Hitler si era tolto la vita all’alba del 30 Aprile nel suo bunker di Berlino assediata, sbloccò la situazione e consentì di attuare la resa già firmata.

La morte di Hitler ha senz'altro facilitatato la Resa nazifascista

Mezza Italia rischiò di essere distrutta da nazisti

Hitler ordinò di fare saltare in aria il centro e nord Italia

A ciò si aggiunga la consapevolezza che una accanita resistenza tedesca avrebbe significato la distruzione pressoché totale dell’industria italiana settentrionale, un danno economico e sociale immenso così sentito che già dal 1944 il Vaticano aveva cercato una soluzione negoziata creando contatti, tramite il cardinale Schuster, con alcuni industriali rifugiati in Svizzera e nobili italiani, tra i tedeschi ed il C.L.N.A.I, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, che, dal febbraio 1944, non solo coordinava militarmente la lotta al nazifascismo da parte di 60.000 partigiani, ma aveva assunto sempre più anche ruolo d’interlocutore politico.

E tanta preoccupazione si fondava sulla certezza che Hitler aveva dato ordine di ritirarsi solo dopo aver fatto “terra bruciata” di tutto il Paese al di sopra della Linea Gotica. Così, fabbriche, porti marittimi e aeroporti, luoghi d’arte, ponti e trafori alpini erano già̀ stati minati e bastava solo un “via “per scatenare l’inferno. E la Resa di Caserta non solo evitò la distruzione del nord industriale ma anche quella del nostro patrimonio culturale sia museale (ad esempio la Galleria degli Uffizi fu consegnata intatta agli Alleati) che le città d’arte.

Hitler aveva in progetto di far saltare in aria tutto ciò che stava al di sopra della Linea Gotica fino le Alpi. Se non ci fosse stato l'accordo della Resa di Caserta il centro-nord Italia sarebbe stato devastato dalle bombe naziste.

La Resa di Caserta alla base della capitolazione totale del Nazismo

La Resa di Reims, firmata il 7 Maggio, pochi giorni dopo quella di Caserta, decretò la sconfitta totale del Terzo Reich ma, se questa resa sancì formalmente la totale disfatta militare della Germania nazista, quella firmata a Caserta fu la resa di un esercito, forte di 23 divisioni ancora pressoché intatto che aveva creato, fino ad allora, non pochi problemi alle forze alleate, (quinta Armata americana e ottava Armata britannica). Queste, sulla base dei successi in Africa, avevano previsto di risalire rapidamente la penisola (Bologna in 2 giorni, Venezia in 4) ed invece avevano impiegato ben 19 mesi per arrivare al fiume Po a causa della dura resistenza tedesca sugli Appennini e perciò, senza la Resa di Caserta, temevano chissà quali altre difficoltà avrebbero potuto incontrare sul baluardo fortificato delle Alpi (il temutissimo Ridotto alpino) ritardando non poco la loro avanzata verso la Germania a tutto vantaggio dei russi e quindi con probabili diversi assetti geopolitici del postguerra.

La Resa di Reims, che segnò la definitiva sconfitta del nazismo, sarebbe stata impossibile senza che prima non fosse avvenuta la Resa di Caserta

La vera Liberazione avvenne il 25 Aprile o il 29 Aprile?

I partigiani erano in attività dalla fine del 1943, e nel 1945 si aggregarono molti altri, ma ciò certo non basta a spiegare una “liberazione” così rapida contro ben 61.000 uomini della Wermacht e 12.000 italiani della R.S.I (Repubblica Sociale Italiana) con 13.000 carriaggi e con 7100 automezzi. E nemmeno può spiegarlo l’imponenza della macchina bellica delle forze alleate considerato che i tedeschi avevano avuto l’ordine di resistere ad oltranza. Forse, la risposta a tale legittima domanda va cercata soprattutto a Caserta; lì, proprio nella Reggia dove era stato allocato il Quartier Generale delle Forze Alleate, al comando del generale Harold Alexander.
Infatti, fermo restando l’alto valore morale che ispirò buona parte della Resistenza e dell’insurrezione popolare del 25 Aprile, non può essere ignorato che la “Liberazione” fu sicuramente agevolata dalla positiva conclusione dell’operazione segreta “Sunrise” (Alba) che aveva per scopo la resa separata delle truppe tedesche in Italia.

Pur restando il valore della Resistenza e dell’insurrezione popolare del 25 Aprile, non si può negare che la “Liberazione” fu sicuramente facilitata dagli accordi già presi con la Germania che sarebbero stati firmati 4 giorni dopo a Caserta e dal fatto che l’insurrezione non trovò praticamente resistenza da parte tedesca.

Il CLNAI già sapeva della prossima firma della Resa

Ovviamente, sugli sviluppi dell’operazione” Sunrise” era stato tenuto sempre aggiornato il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) che, inconsiderazione dello stato della trattativa e del fatto che il 24 Aprile le forze alleate avevano superato il Po, provvide quindi a proclamare l’insurrezione armata quel mattino del 25 Aprile quando fu diramato per radio, con la voce stentorea di Sandro Pertini, il famoso proclama d’insurrezione armata al grido “ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

Sandro Pertini "Arrendersi o perire!"

Erano le 8 del mattino del 25 aprile 1945 quando, dalle radio, risuonò forte un appello agli italiani. Era Sandro Pertini che, con voce stentorea, leggeva il comunicato del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) per esortare il popolo dei territori ancora occupati dai nazifascisti ad unirsi ai partigiani ed insorgere al grido di “arrendersi o perire!”.

“Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire!”

Tutti i municipi dovevano essere occupati prima che arrivassero le truppe alleate che intanto, dal 9 aprile, avevano attaccato il fronte tedesco a sud del Po. Ebbene, per il 1° maggio, tutta l’Italia settentrionale risultò già liberata.

La ritirata dei nazisti e i partigiani

Importante però è rilevare che quasi ovunque l’insurrezione non trovò praticamente resistenza da parte tedesca perché, evidentemente, erano ormai trapelato fino agli altri ufficiali tedeschi il buon andamento delle trattative di resa in corso. In alcuni casi, dopo aver deposto le armi, i tedeschi addirittura fraternizzarono con gli italiani e perfino gli americani quando arrivavano si disinteressavano spesso di loro per andare veloci verso il Brennero. Insomma, non vi furono epici scontri armati per cacciare il nemico perché, in effetti, questo se ne andava via da solo. Perciò, a parte i nefasti episodi da guerra civile che purtroppo infangarono per sempre la nostra storia, ormai prevaleva ovunque un clima di festa, di gioia per la libertà ritrovata e soprattutto per la fine della guerra.

Perché il 25 Aprile si festeggia e il 29 Aprile no?

Per tutto ciò più che comprensibile la scelta simbolica del 25 Aprile 1945 (giorno della liberazione di Milano e Torino) come data della “Liberazione” dell’Italia dagli orrori della dittatura e della guerra e soprattutto come riconoscimento del recuperato orgoglio da parte di tanti italiani, soprattutto giovani, che per l’ideale di Libertà furono disposti a rischiare la vita e in molti casi a morire. Una data quindi, quella del 25 Aprile, che deve esaltare e celebrare valori umani sempre validi e necessari più che evocare fatti guerreschi.

La Resa di Caserta, un evento fondamentale semisconosciuto

Nonostante ciò in Italia la Resa di Caserta è sempre stata sempre ignorata e discriminata nella sua corretta valenza storica, tanto più ormai ne è stata desecretata la documentazione. A comprova di ciò, basti ricordare che quando finalmente fu citata su una lapide, in occasione del cinquantenario della Resistenza, da “Resa incondizionata” fu trasformata addirittura in “armistizio”.
Pertanto, nonostante la festa della liberazione del 25 Aprile sia un simbolo del riscatto morale, politico e militare del popolo italiano, iniziato l’8 settembre del 1943, abbia certamente grande valore per la storia del nostro Paese e meriti doveroso ricordo e rispetto, altrettanto dovrebbe valere per la Resa di Caserta che, di fatto, rese possibile la proclamazione dell’insurrezione, evitò ulteriori vittime anche civili, ed ulteriori distruzioni specie degli importanti impianti industriali. Citare la Resa di Caserta durante le celebrazioni del 25 Aprile sarebbe un atto di grande maturità storica, civile e politica.

lapide del falso armistizio della resa di caserta

Questa lapide fu posta nella Reggia di Caserta (e poi tolta) in occasione del cinquantenario della Resa di Caserta. L'errore grossolano fu quello di scrivere "armistizio" invece di "resa incondizionata". L'Italia quel giorno si arrese senza condizioni, non firmò un armistizio!

Operazione Sunrise: i documenti segreti

Il trattato di Cassibile del 1943

L’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre 1943 tra il Regno d’Italia e gli Alleati, sancì la resa italiana e la cessazione delle ostilità contro le forze anglo-americane. L’accordo, annunciato pubblicamente l’8 settembre dal maresciallo Pietro Badoglio, provocò una profonda crisi militare e politica: l’esercito italiano rimase in gran parte privo di ordini chiari, mentre le truppe tedesche avviarono l’occupazione di gran parte della penisola. Il 29 settembre 1943 Badoglio firmò a Malta un ulteriore documento, noto come *armistizio lungo*, che specificava e ampliava le condizioni imposte all’Italia. Gli eventi seguiti all’armistizio segnarono l’inizio di una nuova fase della guerra, caratterizzata dall’occupazione tedesca, dalla Resistenza e dalla progressiva avanzata alleata.

Si ringrazia Don Floriano https://donflorianorisponde.altervista.org

Il Trattato di Pace Parigi del 1947

Il Trattato di pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947 tra l’Italia e le potenze alleate e associate vincitrici della Seconda guerra mondiale, definì le condizioni della pace dopo la sconfitta italiana. Il documento impose importanti rinunce territoriali, tra cui la cessione dell’Istria e di altri territori, stabilì limitazioni militari e previde obblighi economici e riparazioni di guerra. Il trattato disciplinò inoltre questioni relative alle colonie italiane e ai rapporti con gli altri Stati. Entrato in vigore il 15 settembre 1947, segnò una svolta nei rapporti internazionali dell’Italia e nella definizione dei confini del dopoguerra.

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