Due piccole sale che raccontano della vicinanza tra i Borbone e il Papato a metà XIX secolo
Dopo l’assassinio del primo ministro Pellegrino Rossi e l’attacco al Quirinale, Papa Pio IX abbandonò Roma nel novembre 1848 e cercò protezione a Gaeta presso il re Ferdinando II di Borbone. Durante il suo soggiorno nel regno borbonico, a Roma fu istituita la Repubblica Romana (febbraio 1849). Da Gaeta, che per diversi mesi divenne il cosiddetto “Secondo Stato della Chiesa”, il Papa emanò decreti e appelli alle potenze cattoliche europee per recuperare il suo potere temporale. Qui inoltre, spinto dalla fervente venerazione dei Borbone nei confronti della Madonna, meditò sull’istituzione del giorno dell’Immacolata Concezione, che successivamente proclamò per l’8 Dicembre.
Il 15 ottobre 1849, il Pontefice giunse a Caserta in ferrovia e venne accolto dal re Ferdinando II di Borbone e da una moltitudine di fedeli. Dopo una pausa nella Cappella Palatina, il Papa si presentò dal balcone principale del Real Palazzo elargendo la sua benedizione. Una seconda visita avvenne il 7 novembre 1849. A Natale dello stesso anno, Pio IX soggiornò nella Reggia e officiò la Messa della Notte Santa nella Cappella Palatina.
L’intervento delle forze militari francesi di Luigi Napoleone sconfisse la Repubblica Romana nel luglio 1849, permettendo al Papa di tornare a Roma nell’aprile 1850.
La coppa monumentale attualmente collocata al centro della Sala di Marte, fu donata al re Ferdinando II come ringraziamento per essere stato ospite dei Borbone durante l’esilio a Gaeta.
Franz Vervloet “Veduta di Gaeta in occasione della benedizione impartita da Pio IX l’8 Dicembre 1848” – 1850
Monumentale tazza di alabastro nella Sala di Marte, donata ai Borbone da Papa Pio IX come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta
La piccola cappella, già sede di un oratorio di corte dedicato alla Madonna (al centro del soffitto c’è il monogramma della Madonna), fu poi dedicata a Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti) durante il suo soggiorno nella Reggia (1850), a testimonianza del felice rapporto politico-religioso che, tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta del XIX sec., si instaurò tra il pontefice e la dinastia borbonica, al tempo rappresentata da re Ferdinando II. Il pontefice fu costretto a fuggire da Roma durante i moti rivoluzionari del 1848.
Il monogramma sul soffitto è un monogramma mariano che tutti conosciamo, è composto da una A è una M che equivalgono a “Auspice Maria” ( sotto la protezione di Maria) o del saluto dell’arcangelo ” Ave Maria”.
Di fronte all’ingresso è il busto in marmo di Carrara del pontefice Pio IX Mastai- Ferretti (Senigallia 1792 – Roma 1878), firmato e datalo 1849, dello scultore toscano Lorenzo Bartolini, donato dal Principe A. Demidoff al pontefice. Nell’ambiente, di ridotte dimensioni, è collocato un altare in marmo di Carrara riferibile all’architetto Antonio Niccolini (prima metà dell’800), mentre il rilievo sull’altare “Vergine e angeli” è di Gaetano della Rocca.
Alle pareti i quadri di carattere religioso.
L’affresco così come la sala sono in stile impero della prima metà del XIX secolo. Il monogramma sul soffitto è un monogramma mariano composto da una A è una M che equivalgono a “Auspice Maria” ( sotto la protezione di Maria) o del saluto dell’arcangelo ” Ave Maria”. il colore azzurro non è scelto a caso ma, da un lato associato alla Madonna simboleggia la purezza, la regalità (Regina Coeli) e l’appartenenza al mondo divino, dall’altro è il colore dei Borbone (notare il giglio borbonico sull’altare)
Il monogramma mariano dedicato alla Madonna con le lettere A ed M intrecciate a significare Auspice Maria.
Alcuni degli oggetti presenti:
Lampadario neogotico in argento parzialmente dorato e vetri dipinti a soggetto sacro e finto lapislazzulo. Metà XIX secolo. Un tempo esposto nella Cappella Palatina di cui, probabilmente, faceva parte.
Lorenzo Bartolini “Ritratto di Papa Pio IX”, 1849
L’opera fu eseguita dall’artista a Roma. Bartolini, offeso dall’indifferenza del Papa che non esaminò nemmeno il modello in gesso, vendette il ritratto al principe Anatolio Demidoff il quale lo regalò al papa che a sua volta, lo donò, insieme alla coppa in alabastro che oggi si conserva nella Sala di Marte della Reggia di Caserta, a Re Ferdinando II.
Set da altare in bronzo dorato composto da candelieri e crocifisso in stile impero (primo XIX secolo) cartaglorie e vasi di bronzo dorato con fiori di seta di epoca Ferdinando II (metà XIXI secolo). Davanti il tabernacolo una piccola scultura di Madonna con Bambino. Notare i gigli borbonici sull’altare.
Inginocchiatoio. Notare sopra lo stemma dei Borbone delle Due Sicilie, e sotto il monogramma di Re Ferdinando II delle Due Sicilie, segno che questo fu il suo inginocchiatoio personale. Stile neobarocco, metà XIX secolo.
Gaetano della Rocca Vergine tra angeli e cherubini”., Bassorilievo in marmo di carrara, 1830-1845.
L’opera, incorniciata in monocromo, mostra la Vergine su una nuvola contornata da cherubini con ai lati due putti reggenti un ramoscello d’ulivo e uno specchio, a richiamare pace e riflessione.
Poltrone e sgabelli in stile impero di colore bianco profilate in oro con sfingi agli angoli dei braccioli. Prima metà del XIX secolo.
Una delle tre cartagloria con cornice rettangolare e motivo a volute neobarocco. Seconda metà del XIX secolo. All’interno “Gloria in excelsis Deo”, “”Qui pridie quam pateretur”, ed il Credo.
Alle pareti della cappella troviamo:
La Sala, di piccole dimensioni, ospita la Portantina che fu usata dal pontefice Pio IX nel periodo della Repubblica Romana del 1848-1849, quando fu ospite dei sovrani borbonici a Gaeta.
La portantina del Papa. Le portantine e le carrozze napoletane erano famose nel Settecento per l’armonia del disegno, la raffinatezza e la magnificenza del disegno e delle lacche.
Franz Vervloet “Veduta di Gaeta in occasione della benedizione impartita da Pio IX l’8 Dicembre 1848” – 1850
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