La Sala dell’Autunno, precedentemente nota come “Stanza appresso a quella dell’Udienza” e attualmente chiamata Sala dell’Autunno a causa dell’affresco centrale sulla volta, con alta probabilità era utilizzata durante l’epoca dei Borbone per i pranzi della famiglia reale. Questa sala, come molte altre, è progetto di Carlo Vanvitleli, il quale ereditò il cantiere della Reggia dal padre Luigi Vanvitelli
Ricostruzione immaginaria della Sala da Pranzo Reale
L’affresco della cosiddetta Sala dell’Inverno, ex Sala da Pranzo, è opera di Antonio De Dominici e rappresenta “Le nozze di Bacco e Arianna” (1799) . Le decorazioni di festoni e viticci ad affresco sono invece opera di Giacomo Funari.
Nella “Le nozze di Bacco e Arianna”, la narrazione si concentra su Arianna, figlia del re di Creta Minosse, che assistette Teseo nell’uccisione del Minotauro, il terribile mostro cretese che si nutriva di carne umana. Dopo questa impresa, ella fuggì dall’isola insieme a Teseo, il quale, senza alcun rimorso, la lasciò sull’isola di Nasso. La giovane sarà salvata da Bacco, che la prenderà in sposa. Nell’affresco del Dominici, l’artista adotta un tono idilliaco: non ci sono scene orgiastiche di satiri e baccanti, né di ninfe e sileni, ma coppie di vendemmiatori che intonano canzoni gioiose mentre amorini spargono tralci di vite attorno a loro. Al centro della volta, si trovano Bacco e Arianna. Tutto ciò riflette profondamente l’anima napoletana, non tanto nei caratteri e nei comportamenti delle figure, quanto nell’interpretazione della natura di questo popolo, sobrio e sentimentale, sempre pronto a commuoversi e a esaltarsi, che non si ubriaca di vino, ma di sole, profumi e canti.
Sulle sovrapporte sono raffigurate ad olio su tela da Gaetano Starace le divinità: Cerere, Diana, Vulcano, Saturno; Giunone, Apollo, Nettuno e Marte.
Natura Morta – Giacomo Nani (1668)
Giacomo Nani (Porto Ercole 1698 – Napoli 1755), è un pittore noto per le nature morte. Allievo di Andrea Belvedere e Gaspare Lopez, si distinse con uno stile naturalista. La sua importanza si estende come importante decoratore della manifattura di porcellane di Capodimonte, fondata nel 1740.
“Giunone” – Gerolamo Starace-Franchis
Il dipinto fa parte della serie di sei sovrapporte e sei sopraspecchi per i quali il pittore chiedeva la perizia nel marzo del 1781. Girolamo Starace Franchis fu tra i maggiori decoratori attivi a Napoli durante il regno di Ferdinando IV di Borbone.
Nella sala si trovano tre imponenti consolle alte 4 metri, ciascuna dotata di una specchiera di Murano e di un dipinto posizionato in cima. Un aspetto distintivo di vari saloni della Reggia di Caserta è l’uso di specchiere enormi realizzate in un unico pezzo, una rarità nei palazzi del Settecento dove, per risparmiare, solitamente si preferivano usare più pezzi piccoli sovrapposti. Durante quell’epoca, gli specchi rappresentavano un simbolo di status e il loro costo era elevatissimo, e ancora più per quelli di dimensioni straordinarie come quelle presenti nella Reggia di Caserta.
Come nelle precedenti sale, anche in questo caso, i lavori di intaglio e le fasciature in legno e piombo che incorniciano le pareti furono realizzate da Gennaro Fiore (seconda metà del XVIII sec.), mentre le dorature e le dipinture dei fondi furono eseguite da Bartolomeo di Natale (documentato a Caserta negli anni ottanta del XVIII sec.). Gennaro Fiore fu attivo tra il 1775 e il 1776 a Caserta nel Palazzo Reale, lasciando poi il posto ai suoi figli.
La parte superiore della specchiera. La tappezzeria è in seta di San Leucio
Una dei due vasi, alti 78cm, opera della Real Fabbrica di Capodimonte (1743-1759). è presente una figura orientale a cavallo di una tigre da cui origina una cornucopia, simbolo di abbondanza.
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