Maria Sofia di Baviera

Maria Sofia, l’intrepida, l’eroica

Le Origini

(Possenhofen, 4 ottobre 1841 – Monaco di Baviera, 19 gennaio 1925)

Tratto da “”Regine. Spose bambine, eroine e sante dall’Europa alla corte di Napoli”, Pacini Fazzi Editore – Lucca, 2018″

Maria Sofia di Baviera, ultima regina delle Due Sicilie, tra le sovrane borboniche certamente la più amata e rispettata, la più famosa, la più indomita, libera e autonoma. D’Annunzio la definì «l’Aquiletta bavara».

Era nata in Baviera il 4 ottobre 1841. Terza femmina, sesta di dieci figli, del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera del casato dei Wittelsbach e della principessa Ludovica di Baviera, figlia del re Massimiliano I. Di animo sensibile, cresciuta con molta semplicità in modo che non sviluppasse un carattere orgogliosamente aristocratico, sin da piccola fu abituata a trascurare i formalismi e a occuparsi dei poveri e degli infermi. Amò la natura, le lunghe passeggiate nei boschi, le nuotate nei verdi laghi della Baviera. Educata alle attività sportive, Spatz (così la chiamavano in famiglia), era imbattibile nel nuoto, nella scherma e nel tiro con la carabina.

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Autore ignoto – Ritratto di Maria Sofia di Wittelsbach, 1859-1860

Il Regno

L’8 gennaio 1859 le nozze per procura. Poi in viaggio verso il nuovo Regno di cui divenne regina, cinque mesi dopo, a soli diciassette anni. Era in corso la seconda guerra d’indipendenza, e il suo Regno era in gravi difficoltà. Francesco capì, nel tragico momento in cui si ritrovarono a prendere le redini della nazione, che sulla moglie avrebbe potuto contare. Condivise con lei l’amnistia per i detenuti politici e l’abolizione della schedatura dei sospetti di liberalismo; affidarono la guida del governo al costituzionale Carlo Filangieri. L’obiettivo era quello di ridare fiducia all’intellighenzia e rianimare il Paese. La regina madre riteneva insopportabili gli stili di vita della giovane sovrana. Inammissibile per lei che la regina fumasse in pubblico, che andasse a cavallo in pantaloni (entrambe le cose erano già state consuetudine per Maria Amalia), che nuotasse nel mare del golfo, che tirasse di scherma, che guidasse sei cavalli per i viali di Capodimonte e che si concedesse, addirittura per servizi di moda per le riviste, all’obiettivo dei fotografi. La sua bellezza, la disinvoltura nelle relazioni, la scarsa attenzione al protocollo, il senso di libertà che l’aveva accompagnata sin dall’infanzia, fecero di lei un’icona di modernità e al tempo stesso le procurarono critiche dagli ambienti più conservatori che non lesinarono maldicenze.

La fine del Regno delle Due Sicilie

Quando a Gaeta Maria Sofia e Francesco difesero con tutte le loro forze il Regno, ormai perso, lei scese in campo e divenne la regina soldato. Indossò una personale uniforme. Su un tailleur nero, di taglio maschile, poggiava un mantello nero, di quelli usati dai montanari, che lei definiva «il mio più bel manto reale». Calzava stivali alti, neri, con speroni. Sul capo un cappello nero a forma di cono con falde larghe, secondo lo stile dei calabresi. Si trasferì sui luoghi di combattimento portando conforto, aiutando i feriti. Quando tutto fu perso furono accolti a Roma, dal papa, nel palazzo del Quirinale. Qui istituirono un governo in esilio. Ebbero una sola figlia, Maria Cristina Pia che morì a soli tre mesi di polmonite. Gli ultimi anni di vita li trascorse a Monaco, qui morì a 84 anni, il 18 gennaio 1925. Le sue spoglie, nel 1984, furono portate a Napoli, nella basilica di Santa Chiara. Di lei resta immutato il mito.

L'esilio

Quando tutto fu perso furono accolti a Roma, dal papa, nel palazzo del Quirinale. Qui istituirono un governo in esilio. Ebbero una sola figlia, Maria Cristina Pia che morì a soli tre mesi di polmonite. Gli ultimi anni di vita li trascorse a Monaco, qui morì a 84 anni, il 18 gennaio 1925. Le sue spoglie, nel 1984, furono portate a Napoli, nella basilica di Santa Chiara. Di lei resta immutato il mito.

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