Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia

Lucia Migliaccio, la Regina mancata

Le Origini

(Siracusa, 18 gennaio 1770 – Napoli, 26 aprile 1826)

Tratto da “”Regine. Spose bambine, eroine e sante dall’Europa alla corte di Napoli”, Pacini Fazzi Editore – Lucca, 2018″

Lucia Migliaccio, siciliana di colori e profumi, divenne regina senza averlo mai sperato. Siracusana, nacque nel 1770, il 18 gennaio, da Vincenzo, duca di Floridia, e da Dorotea Borgia dei marchesi del Casale. Una famiglia, quella dei Migliaccio di Sicilia, che affondava le sue radici nella cavalleria quattrocentesca dell’isola. Conobbe Ferdinando IV nel suo primo esilio palermitano, quando con l’arrivo dei francesi a Napoli e la nascita della Repubblica partenopea del 1799, la monarchia sperimentò i primi attacchi dei tempi moderni; lei era sposata con Benedetto Grifeo e Del Bosco, duca di Ciminna e principe di Partanna. Si rividero nel 1806, quando la famiglia reale aveva trovato riparo a Palermo per l’arrivo di Giuseppe Bonaparte nella capitale. Ed era vedova. I Borbone seguivano dall’isola le sorti del Regno, ma il re non pareva dare troppo peso alla questione se non perse nessuna delle sue abitudini di vita, prima fra tutte la caccia e poi la passione per le donne. Fu così che nacque, lentamente ma inesorabilmente, una storia d’amore che si rivelò fatale. Ferdinando la sposò nel 1814, due mesi dopo la morte di Maria Carolina. Si erano scelti loro questa volta. Nessuna strategia politica, nessuna alleanza. Furono nozze morganatiche. Lucia apparteneva ad una nobiltà di rango inferiore, non avrebbe mai potuto ambire al trono e se fossero nati dei figli dalla loro unione non avrebbero avuto diritto alla successione dinastica, né all’eredità del patrimonio. Questo non bastò a farla amare in famiglia. Di tutti i figli di Ferdinando e Maria Carolina quello che più si oppose alle nuove nozze fu Francesco che mai accettò la scelta del padre, che mai volle bene a Lucia. Nel maggio del 1815 Lucia giunse per la prima volta a Napoli. Il suo corpo minuto, il passo breve, il suo essere mediterranea nei colori, nel sorriso, nel portamento, la fecero benvolere dalla gente che non vedeva in lei una diversa da sé. Durante i dieci anni di matrimonio Ferdinando la ricoprì di tenerezze e doni. Non solo ducati e gioielli ma due bellissime residenze: il palazzo nobiliare in Piazza dei Martiri, nel quartiere Chiaia, che da allora si chiamò Palazzo Partanna, e la grande villa in collina, nel nascente quartiere Vomero, che aveva anche uno zoo e che oggi, diventato parco pubblico, è chiamata “La Floridiana”. Ferdinando morì, a settant’anni, il 4 gennaio del 1825. Forte fu il dolore che accompagnò, da quel giorno, la vita di Lucia. Ora era sola, davvero. Si spense, gravemente ammalata, il 26 aprile 1826. Aveva 56 anni. Fu sepolta nella città che la vide felice, nella chiesa di San Ferdinando, ad un tiro di schioppo dal palazzo reale. Per lei fu eretta, su progetto di Tito Angelini, una tomba in stile neoclassico.

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Vincenzo Camuccini, 1820 – Ritratto di Lucia Migliaccio

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