Cappella Palatina Reggia Caserta 947x678, Sito non ufficiale della Reggia di Caserta

La Cappella Palatina – Approfondimento

IL NEOCLASSICO QUALE SINTESI DI TRE SECOLI DI ARCHITETTURA

Inaugurata nel Natale 1784, e bombardata nel 1943, la Cappella Palatina di Caserta per volere del Re fu progettata ispirandosi a quella di Versailles, ma Vanvitelli col suo genio creò non solo qualcosa di totalmente diverso, ma riuscì a sintetizzare in essa tutta la tradizione rinascimentale, manieristica e barocca dando origine al neoclassicismo.”

LA STORIA

Al piano nobile del Palazzo, vicino all’ingresso degli Appartamenti Reali, è possibile trovare la Cappella Palatina, inaugurata alla presenza di Ferdinando IV nel Natale 1784.

…a presto

IL BOMBARDAMENTO DEL 1943

La Cappella subì gravi danni il 27 Agosto 1943 a causa dei bombardamenti americani sulla città di Caserta e sulla Reggia, che colpirono la Cappella Palatina, danneggiando il soffitto, le colonne e le pareti, distruggendo opere di inestimabile valore quali i paramenti sacri, i due organi posti in alto ai lati dell’altare (dove adesso si vedono le tende), e anche sette degli otto dipinti della Cappella. I dipinti, dedicati tutti alla vita della Madonna, erano posizionati uno dietro l’altare, quattro sulla balconata laterale, tre sopra la tribuna reale:

  • Sebastiano Conca, “L’annunciazione” (distrutto);
  • Giuseppe Bonito, “Immacolata concezione” (superstite);
  • Sebastiano Conca, “L’Adorazione de’ Magi” (distrutto);
  • Sebastiano Conca, “Nascita della Vergine” (distrutto).
  • R. Mengs, “Presentazione della Vergine al Tempio” (distrutto);
  • Sebastiano Conca, “La nascita” (distrutto);
  • Giuseppe Bonito, “Lo sposalizio di Maria” (distrutto).
  • Sebastiano Conca, “La visitazione” (distrutto).

Dopo la guerra iniziò un intenso lavoro di restauro della Cappella Palatina per ridarle il suo splendore originale, ma per via dell’esaurimento delle cave di marmo borboniche, si dovette ricercarli a lungo nel mercato antiquario. Nel 1948 furono restaurati il pavimento della navata centrale e la zona absidale, il tabernacolo dell’altare, la balconata e gli stucchi dorati del soffitto. Non tutto è stato restaurato, in modo che osservando i marmi sfregiati, si ricordi questa storia per sempre.

Uno dei tanti danni provocati dal bombardamento. Questa bomba distrusse i quadri della tribuna reale.

Anton Raphael Mengs, “Presentazione della Vergine al Tempio”. Disegno preparatorio per il dipinto oggi distrutto. (Museo del Louvre)

La Cappella come appare oggi

Come appariva prima della Seconda Guerra Mondiale.

Come apparirebbe oggi se non fosse stata bombardata

Tra degli oggetti superstiti vi è questo tronetto per esposizione eucaristica. La sua imponente altezza di 125cm ci fa percepire il livello artistico degli oggetti distrutti.

Scena tratta dal film “i tre aquilotti” del 1942.

In questo film girato un anno prima del bombardamento, puoi vedere tutto ciò che è stato distrutto.

L’ALTARE

Nella zona absidale l’altare in stucco non è la versione definitiva, ma il modello originale, che non fu mai rifinito in marmo. Allo stesso modo, il tabernacolo previsto in pietre dure (ametista, lapislazzuli, corniola, agata e diaspro) non è stato completato, ed al suo posto ve n’è uno in legno policromo.

Sotto l’altare era prevista un’urna antica di marmo grigio decorata con agate e bronzi dorati, mentre il tabernacolo doveva essere costituito da pietre preziose: ametiste, lapislazzuli, legno pietrificato, corniole, agate e diaspri, e decorato con bronzi dorati. Lo sportello del ciborio avrebbe dovuto essere in lapislazzuli, acquistati già dal 1743, ma successivamente fu deciso di adoperare invece un grosso topazio, acquistato a Roma da Ferdinando I (forse in occasione della sua visita alla città nel 1816), tramite Filippo Rega, cammeista e direttore del Laboratorio delle Pietre Dure di Napoli. Il Rega avrebbe dovuto scolpire il topazio in forma di Cristo benedicente che regge il mondo, ma non poté completarlo per via della morte dello stesso avvenuta nel 1833.

I lavori del tabernacolo si protrassero per lunghi anni, e quando nel 1845, in occasione del VII Congresso Internazionale delle Scienze, Ferdinando II ordinò che l’altare ed il tabernacolo fossero collocati nella Cappella Palatina, ma l’allora Direttore rispose che dal Laboratorio erano scomparsi sia i disegni che i modelli, e che dopo varie richieste aveva ricevuto un modello ben diverso dal primo progettato da Luigi Vanvitelli.

Perciò il Direttore dei lavori della Reggia, all’epoca l’architetto Gaetano Genovese, incaricò il disegnatore Enrico Maldarelli di preparare il progetto dell’altare provvisorio, lo stesso oggi esistente. Il disegno in sei tavole, inviato al Laboratorio solo il 12 novembre del 1845, mostrava nella parte inferiore dell’altare un’urna di marmo bianco collocatavi dopo il 1826, più piccola di quella in marmo grigio delle misure dell’altare che sin dal 1826 è conservata nei magazzini della Reggia. Il sarcofago di marmo bianco, però, non piaceva a Re Ferdinando II, il quale, consigliato dallo stesso Genovese, lo fece sostituire con un pannello decorativo in pietre dure con due angeli in marmo bianco ai lati come progettato da Luigi Vanvitelli.

I lavori del tabernacolo furono interrotti nel 1784 e mai più ripresi per via della dominazione napoleonica del Regno delle due Sicilie. Così attualmente l’altare ed il tabernacolo della Cappella Palatina, nonostante la loro eccezzionale qualità realizzativa, sono solo dei modelli.

A sinistra il tabernacolo della basilica di San Francesco di Paola in Napoli, a destra quello non finito destinato alla Cappella Palatina di Caserta. Entrambi non sono piu nel luogo a cui erano destinati.

Si tratta di due giganteschi topazi, due capolavori scultorei per via dell’estrema durezza di quetso tipo di pietra.

Vista dalla balconata laterale

Altare della cappella del SS. Sacramento nel Duomo di Siracusa, opera di Luigi Vanvitelli

LA STRUTTURA

La struttura consta di un’unica navata affiancata da due passaggi laterali che conducono alla sacrestia, dove si trova un museo di arredi sacri. Al di sopra dei passaggi laterali, vi sono colonne su alti piedistalli supportati da pilastri, che formano la balconata. Al di sopra della balconata, vi è un passaggio nascosto alla vista: infatti le finestre ovali che si vedono dalla Cappella non sono esterne all’edificio, ma in realta fungono da filtro per altre due serie di finestroni  esterni che servono ad aumentare l’illuminazione, e che sono visibili solo accedendo a tale passaggio nascosto. In tal modo Vanvitelli riuscì ad aumentare l’illuminazione senza aumentare le dimensioni delle finestre ovali.

Modello architettonico di Antonio Rosz eseguito per conto di Luigi Vanvitelli

Sopra l’ingresso, di fronte all’abside vi è la Tribuna Reale con semicolonne in marmo giallo di Castronuovo e riquadri in marmo di Mondragone, e vi si accede mediante una scala circolare a destra dell’ingresso. Il soffitto ha forma di botte con cassettoni, il pavimento è costituito da un mosaico di pregiati marmi policromi, con una composizione che richiama quella del soffitto.

La ricca e complessa decorazione dal raffinato gusto neoclassico è il risultato della magistrale abilità del Vanvitelli di sintetizzare in un’unica opera tutta la tradizione rinascimentale, manieristica e barocca come i festoni, le finestre ovali o i cassettoni del soffitto, spesso usati dal Vanvitelli all’interno di tutta la Reggia, ma che appaiono ogni volta diversi a seconda del loro posizionamento, grazie ad una diversa decorazione ed ai diversi giochi di luce.

S. Conca viene incaricato dai Borbone, certamente anche dietro suggerimento del Vanvitelli,  insieme al Mengs e al Bonito, di creare i dipinti per la Tribuna reale. Ed il Conca, da quanto scritto dal Vanvitelli nel suo Epistolario, sebbene ormai ottantenne, portò a compimento l’opera con così eccellenti risultati che i due giovani sovrani, Ferdinando IV e Maria Carolina d’Asburgo, l’apprezzarono infinitamente.

Apparentemente simile nell’aspetto alla Cappella Reale della Reggia di Versailles, la Cappella Palatina di Caserta è invece molto diversa da quella di Versailles che inizialmente fu presa a modello. Il Vanvitelli, infatti, modificò le gallerie laterali, sostituendo la prima fila di archi con passaggi architravati, ed il colonnato continuo superiore a forma di ferro di cavallo con un’abside senza gallerie retrostanti.

Come lo stesso Vanvitelli scrive nel suo epistolario, fu il sovrano ad imporgli di ispirarsi al modello della Cappella di VersailleS  (realizzata dal precedente architetto francese Jules Hardouin-Mansart):

“… La Cappella mia di Caserta certamente sarà il miglior pezzo e quella di Versaglies è così cattiva, sproporzionata in tutto, quantunque piena di bronzi dorati, che assolutamente è una pessima cosa, ma non è la cappella di Versaglies che mi ha astretto a fare la loggia intorno; è stato l ‘ordine del Re, che ha voluto che la Corte stesse tutta sotto il suo occhio quando sono i corteggi e bacia mani. La onde dicono male questi Signori; di più ò ridotto il tutto in buona simmetria di Architettura e comodo, e ricerchino se tali comodi sono altrove …

La cappella di Versailles (sinistra) vs la cappella di Caserta (destra)

Versailles

Caserta

Sembrerebbe, quindi, che il Vanvitelli, con una malcelata irritazione, voglia puntualizzare che la sua opera non certo sarebbe stata una replica del modello francese — che addirittura sembra disprezzare – e sottolinei che la soluzione del loggiato continuo è frutto solo di una precisa indicazione del Re. D’altronde, mentre per il progetto del parco l’influenza del modello francese è innegabile, per quanto riguarda la Cappella il Vanvitelli abbandonò presto anche la soluzione delle gallerie continue del celebre precedente dell’architetto francese Jules Hardouin-Mansart per adottare, come si legge nel progetto inciso nella Dichiarazione, nuove istanze compositive, scenografiche e decorative che di Versailles conservano solo la forma rettangolare con abside.

Cappella Soffitto 698x500, Sito non ufficiale della Reggia di Caserta

ANALISI DEL PROGETTO

Confronto tra il progetto originale ed il rilievo moderno. Come si nota dal confronto tra i disegni di progetto della Dichiarazione e la sua realizzazione, l’impianto planimetrico del progetto originario è rimasto pressoché invariato nella forma ma è stato cambiato nelle proporzioni. Infatti, ad esempio, la pianta è meno larga ma più profonda, e la parte di soffitto nell’abside ha una struttura molto differente.

Il progetto del Vanvitelli

Il progetto del Vanvitelli / Rilievo odierno

Rilievo a livello del pavimento

Rilievo laterale. Notare la grande armonia delle proporzioni.

La Tribuna Reale. Il rilievo odierno / Il progetto del Vanvitelli. 

Notare il terzo livello con le due file di finestre non visibili dalla Cappella.

Il progetto del Vanvitelli / Rilievo odierno

Nel progetto erano previste statue tra le colonne binate, ma non furono mai scolpite. Notare la differenza in altezza e nella decorazione della volte a botte, evidentemente cambiata in fase di realizzazione della Cappella.

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