Storia della pizza margherita

La verità storica sulla nascita della pizza margherita

La pizza margherita è indubbiamente il piatto simbolo di Napoli e dell’Italia, conosciuto ed apprezzando in tutto il mondo. Ma qual’è la vera storia della regina delle pizze, la Margherita? Sono vere la storia della Regina Margherita di Savoia, oppure è una storia inventata?

 

Tratto da: https://angeloforgione.com/
Per approfondire leggi il libro: Angelo Forgione “Made in Naples”

La leggenda

La Margherita, come tutti sanno, è attribuita a Raffaele Esposito, un pizzaiolo della pizzeria “Pietro… e basta così”, fondata nel 1880 da Pietro Colicchio, oggi “antica pizzeria Brandi”, nei pressi di Palazzo Reale. La storia racconta che la sera dell’11 giugno 1889, nelle cucine reali della Reggia di Capodimonte, Esposito avrebbe infornato tre diversi tipi di pizza per omaggiare la visita del re Umberto di Savoia e della regina Margherita, la quale ne avrebbe fatto espressa richiesta. Una con olio, formaggio e basilico; un’altra con i cecenielli (bianchetti); un’altra ancora con pomodoro e mozzarella, cui la moglie di Esposito, Maria Giovanna Brandi, avrebbe aggiunto una foglia di basilico. La regina piemontese avrebbe gradito quella evocante i colori della bandiera italiana, che, per l’occasione, sarebbe stata battezzata col suo nome.

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La Regina Margherita di Savoia

Le origini della pizza margherita

In realtà, esistono testimonianze della nascita di un tipo di pizza preparata con la mozzarella e il pomodoro ben prima della visita dei Savoia a Napoli.
Già in età borbonica, quella di Ferdinando IV, proprio pasta, pomodoro e mozzarella erano stati issati a pilastri di una rivoluzione agricola epocale che ha poi fatto la fortuna di Napoli, collocandola nella storia della cucina occidentale. La produzione del famoso latticino fu stimolata nei laboratori della Reale Industria della Pagliata delle Bufale di Carditello, la tenuta di caccia di San Tammaro che Ferdinando IV rilevò dal padre Carlo proprio nel 1780 per trasformarla in un innovativo laboratorio di circa duemila ettari per coltura e allevamento.

Il pomodoro, quello tondo, giunse attraverso la Spagna nel Seicento, ma intorno al 1770 prese il via la storia del pomodoro lungo, proveniente dall’America latina, in dono al Regno di Napoli dal Vicereame del Perù, in quegli anni territorio borbonico dominato dalla Spagna di Re Carlo III di Borbone (ex Re di Napoli) padre di Re Ferdinando IV, e ne fu subito radicata la coltura nelle terre tra Napoli e Salerno, dove la fertilità del terreno vulcanico produsse una saporitissima varietà (la prima “marinara”, del 1734, era diversa da quella odierna, fatta inizialmente con acciughe, capperi, origano, olive nere di Gaeta e olio, e senza quel pomodoro che avrebbe fatto irruzione qualche decennio dopo). È dunque assai difficile considerare che i napoletani abbiano potuto metterci più di cento anni per versare pomodoro e mozzarella, insieme, su una pizza.

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La pizza margherita nacque grazie alle ricerche dell’azienda agricola borbonica di Carditello

La verità storica

La prova legale

La nascita della Margherita è databile almeno alla metà dell’Ottocento, qualche decennio in anticipo rispetto all’omaggio ai Savoia di Raffaele Esposito. Tutto ciò pare che le associazioni napoletane di categoria lo sappiano, poiché sono state proprio loro a fornire una prova di grande peso che sin qui è rimasta distrattamente ignorata ma che è ora il caso di porre al centro della discussione. Basta dare un’occhiata al Regolamento UE n. 97/2010 della Commissione Europea riportato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010 accreditante la denominazione Pizza Napoletana STG nel registro delle specialità tradizionali garantite. Al punto 3.8 dell’Allegato II, si legge testualmente:

“Le pizze più popolari e famose a Napoli erano la “marinara”, nata nel 1734, e la “margherita”, del 1796-1810, che venne offerta alla regina d’Italia in visita a Napoli nel 1889 proprio per il colore dei suoi condimenti (pomodoro, mozzarella e basilico) che ricordano la bandiera dell’Italia.”

Il regolamento, pertanto, certifica la nascita della pizza margherita nel periodo borbonico 

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Oltre la suggestione per turisti

La certificazione di cui sopra prova definitivamente che la pizza margherita nacque a fine '700.

Il fatto che la pizzeria Brandi vanti con un’epigrafe (posta nel 1989) all’inizio della salita Sant’Anna di Palazzo , che (con tanto di stemma Savoia) :

“Qui 100 anni fa nacque la pizza Margherita”

è un doppio falso storico:

  1. la pizza margherita esisteva già da un secolo
  2. il celebre pizzaiolo Raffaele Esposito la infornò nella Reggia di Capodimonte non a Chiaia

Tra l’altro il fatto che, Margherita di Savoia, la regina piemontese, disse al pizzaiuolo:

"comme è bbona e comme è bella chesta pizza. Come si chiama?"

è ricca di fascino ma poco credibile se si considera che alla Regina era solita parlare in piemontese, francese e tedesco mentre non amava farlo in italiano, figuriamoci in napoletano. 

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Che la pizza margherita sia nata nella pizzeria Brandi è un doppio falso storico

La probabile vera origine del nome Margherita

Nel 1858 il filologo Emmanuele Rocco, nel secondo volume dell’opera "Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti" , parlò di:

“sottili fette di muzzarella”

Ed è molto probabile che, sistemando delle fette di mozzarella sopra, automaticamente si formi qualcosa di molto simile al fiore margherita (che per coincidenza è anche il nome della regina piemontese). Aggiungendo poi il basilico "l'effetto fiore" è completo!

In ogni caso, la pubblicazione è del 1858, e testimonia come la “margherita” si preparasse già almeno trent’anni prima della data che la storia d’Italia ha tramandato, se non ancora prima.

Non sappiamo perché le associazioni di categoria abbiano dato un intervallo di tempo tra il 1796 e il 1810, ma le seconde pizze descritte dal Rocco, quelle con formaggio grattugiato e basilico, e condite con strutto in luogo dell’olio, cui si aggiungeva la mozzarella e talvolta, tra tante varianti, il pomodoro, indica che già a metà dell’Ottocento almeno si preparavano pizze con pomodoro, mozzarella, basilico strutto e spruzzate di formaggio grattugiato. 

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Le fette di mozzarella e le foglie di basilico ricordano il fiore margherita

Un'operazione di marketing

Pertanto fu un’operazione di marketing, sia dinastico che commerciale, per un qualcosa esistente già da un secolo.

è pur vero che, elevandola a “regina” e associandola alla propaganda dell’Italia unita, ciò ha contribuito molto nella diffusione del piatto tipico napoletano a livello nazionale, ed, in seguito, mondiale, creando il piatto simbolo del Made in Italy o, per esattezza Made in Naples.

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