Le armi dei Borbone

Le piu grandi e prestigiose industrie della penisola

 

 

La spada di re Joachim Murat (Foto Sotheby's)

La Real Fabbrica degli Acciai

Ferdinando IV amava realizzare da se vari oggetti nella fucina installata sopra i suoi appartamenti, ed avere interesse per le arti applicate. Perciò probabilmente fu fondata a Napoli, attorno al 1782, una Fabbrica di Acciai, che ebbe risultati immediati, e che il re seguiva sempre da vicino.

La Fabbrica, sotto la direzione del cavalier Venuti, si trovava nel Palazzo di Capodimonte insieme a quella della porcellana. Se ne fecero armi di vario tipo con quella tecnica preziosa che fa scintillare le sfaccettature dell’acciaio come brillanti. Il re ne inviava in dono ai reali europei. Come in Francia ed in altri Paesi, probabilmente anche qui l’acciaio fu utilizzato anche per le rifiniture di mobili, ma non vi sono certezze.

La spada di re Joachim Murat (Foto Sotheby's)

Acciaio splendente come se fosse una pietra preziosa incastonata. (Foto Sotheby's)

"Manuf.re d’armes R.le de Naples".(Foto Sotheby's)

Inizialmente la Fabbrica aveva maestranze viennesi, ma pochi anni dopo se ne assunsero anche di napoletani. La storia di questa manifattura reale è ancora pochissimo nota.  Inizialmente dipendeva dalla Fabbrica della Porcellana, in seguito durante l'occupazione militare passò sotto le dipendenze del Ministero dell’Interno, poi al Ministero della Guerra che l'adibì alla montatura di armi. In seguito la si voleva unire alla manifattura delle pietre dure. Molti di questi oggetti, al tempo, erano disposti oggetti sopra le porte delle stanze reali a formare trofei (panoplie).

Nonostante le vicissitudini, buona parte dell’Armeria del re è ancora visibile nel Museo di Capodimonte.

La Reale Fabbrica d'armi di Torre Annunziata

Nel 1744 la situazione delle strutture belliche del Regno delle due Sicilie, aveva suggerito a Carlo di Borbone di rafforzare la flotta e la difesa della capitale, di fondare un’Accademia Militare di Artiglieria, di potenziare l’attività della darsena napoletana per la fusione di bocche da fuoco in bronzo. Così nel 1753 ebbe l’idea di creare nelle vicinanze di Napoli una fabbrica d’armi che fornisse l’esercito borbonico e lo rendesse indipendente da forniture straniere. La scelta del posto cadde su Torre Annunziata per la presenza di una vasta area demaniale e per i vantaggi offerti dal canale del Sarno come fonte di energia idrodinamica.

Della decisione reale abbiamo esplicita notizia in una lettera del settembre 1735, in cui Luigi Vanvitelli comunica al fratello Urbano che “qua si metterà una nuova fabbrica d’armi, come a Brescia e Barcellona”. Ma le operazioni per la realizzazione della fabbrica non sarebbero iniziate che nel 1758, ed ad opera di Francesco Sabatini, allievo e collaboratore del Vanvitelli.

La Fabbrica riforniva soprattutto l’esercito di armi da fuoco ed armi bianche d’uso bellico, ma anche creava armi da caccia di grande qualità per il re e la corte, o per essere vendute in aste pubbliche e botteghe autorizzata tramite dei rappresentanti autorizzati dal re. Le armi napoletane ricordavano quelle spagnole solo nella forma e nel funzionamento, ma la decorazione era più leggera per sottolineare la bellezza degli acciai che, sottoposti a morsure d’acidi, mostravano il tipico aspettova macchie o, in altri casi, una uniforme colorazione che va dal blu-viola al marrone.

 

Le pistole create per commemorare il matrimonio di re Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d'Asburgo. (Sulle pistole si notano i ritratti dei sovrani.) Create da Michele Battista e Emanuel Esteva, sono realizzate in acciaio, con manico in noce. Hanno intarsi in argento ed oro, e decorazione a sbalzo, cesello e niello. Lo stile è rococò.

 

I nomi dei migliori maestri armieri della Fabbrica sono oggi poco conosciuti (tranne eccezioni della statura di Michele Battista) , ma tramite recenti indagini d’archivio sono stati scoperti altri nome: Giovanni Moretti, Nicola Simeone, Pietro Ferrara, Emanuel Estevan, Carlo Labruna, Biagio Ignesti, Natale del Moro, etc...

Una ricchissima collezione manufatti prodotti dalla Real Fabbrica di Napoli è oggi presente nel museo di Capodimonte in Napoli, e nei piu importanti musei del mondo.

 

Con l'Unità d'Italia la fabbrica fu progressivamente declassata, passando sotto l'amministrazione del Regio Esercito prima, poi dell'Esercito Italiano, finchè nel 1901 la produzione di armi da fuoco cessò completamente. I suoi ultimi anni come stabilimento militare l'hanno vista assumere nel luglio 1977 la denominazione di "Stabilimento militare del munizionamento terrestre - Divisione spolette"; e nel 1984 quella di "Stabilimento militare Spolette". Attualmente è gestita dall' Agenzia industrie difesa come autodemolizione automezzi dell'Esercito Italiano e forze armate in genere.

La Reale Fabbrica d'Armi di Mongiana

Sito web ufficiale

Pagina Facebook delle Ferriere


Indirizzo:

Via Madonnella, 12

89823 Mongiana (VV)

Calabria

La Reale Fabbrica d'Armi era una sezione delle grandi Reali Ferriere ed Officine in Mongiana, comune calabrese della provincia di Vibo Valentia. La Ferriera fu il primo ed il più grande polo siderurgico d’Italia sino all'Unità d'Italia del 1861, aveva superficie di 20.000m2, e dava lavoro a duemila operai . Produceva tra l'altro ghisa di eccellente qualità, che serviva anche per la fabbrica di treni di Pietrarsa, in Napoli.

La Real Fabbrica d'Armi occupava una superficie di 4.000m2 produceva armi da taglio e da guerra quali baionette, fucili, pistole, cannoni e munizioni, etc..

Pianta generale delle Ferriere. Notare la vastità del complesso, al tempo il piu grande d'Italia.

Dopo l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia nel 1860, la Fabbrica diminuì progressivamente la produzione. Nel 1860, in occasione dell’annessione al Piemonte, Mongiana fu teatro di una sommossa contro il nuovo governo, guidata dagli operai delle Ferriere: scesero in piazza, assaltando la sede della Guardia Nazionale, calpestando il tricolore, quindi, sequestrando la tromba al capomulattiere, chiamarono a raccolta l’intera popolazione, che si riversò per le strade inalberando la bandiera bianca con i gigli, infransero lo stemma sabaudo posto nella casa del governatore, scendendo alla fonderia, presero la statua di Francesco II e la portarono in processione per il paese, collocandola nella sua vecchia posizione. Al colonnello garibaldino Massimino destò viva impressione soprattutto la partecipazione delle donne.

Nel 1864 la commissione per le ferriere vende gli stabilimenti e i boschi della zona alla Società Generale del Credito Mobiliare e Banco Nazionale. . La scoperta provocò incredulità, poi dispetto, risentimento e protesta; infine, violenza. Ci furono furti, saccheggi, vandalismi ai danni delle ferriere. Nel 1875 la ferriera venne acquistata dal senatore ex garibaldino Achille Fazzari, il quale la chiuse definitivamente nel 1881 anche per l'assenza di aiuti da parte del governo. Si dedicò tuttavia alla zona della Ferdinandea dove vi era la produzione di acqua minerale, una piccola centrale idroelettrica, e segherie.

Avviso d'asta di vendita delle Ferriere. Anno 1874

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